Excusatio non petita, perché dell’amore non si deve pentirsi – performance.
Credere all’Amore è come immergersi dentro un abbraccio grande quanto l’Universo. La libertà di dare Amore non deve avere alcuna condizione, bensì essere un semplice istintivo gesto, che come una sorgiva sgorga puro, trasparente, corroborante, lenitivo, massaggiante, rinfrancante, portatore di Luce e di gioia.
Semplicemente Bianca!
Pessima Bianca. Nera Bianca. Perfida Bianca. Bianca perversa. Usa nei fiori dei malefici. Generatrice di delitti. Pessima Bianca!
Fuggiasca da una Venezia del tardo rinascimento per malia d’amore e di ingenuità adolescenziale, ancora vestita dello zendalo, quello scialle che nella città lagunare copriva le i capi e i volti delle giovani patrizie. Come ad uso orientale. Mentre le donne di mestiere, proprietarie di gran palazzi gestivano il piacere maschile cittadino e straniero. E, le consorti adultere, anche solo per sospetto venivano ammazzate nella giustizia del cosiddetto onore.
Pessima Bianca!
Hai tagliato il tuo cordone ombelicale, con quella fuga d’amore implume. Fuggitiva da una prigione d’oro, ove la tua clausura nella cultura del tempo, era senza affetto alcuno. Orfana della tua amatissima mamma, Pellegrina (Morosini) alla sola età di dieci anni, sei caduta nelle tenaglie anaffettive di un padre dalle scarse doti e avido uomo, Bartolomeo, e di una matrigna senza arte d’amore filiale: Lucrezia (Grimani).
Così ché Piero Bonaventuri, nel sedurti con sguardi furtivi e penetranti, ha sciolto il tuo giovane cuore. E, il tumulto del tuo petto ha aperto tra i sotterfugi, aiutata dalla tua servitù, la porta a quello che sarà poi l’uomo, tuo primo sposo e guardarobiere alla corte del Granduca Francesco I De’ Medici.
Pessima Bianca!
Questo ratto d’amore, che i Veneziani volevano aver risarcito a suon di scudi d’oro, ti ha condotta a Firenze. Magnifica Fiorenza. Ma la tua dimora rituonerà come nuova clausura per nascondere questo insano gesto che l’amore ti ha giocato. Un gioco di fandonie e bugie. Piero, si svelerà privo di grandi sostanze e senza titolo alcuno, e, per cupidigia e prestigio non tarderà a concederti, pur apostrofandoti, alle braccia di un giovane uomo potente senza il sospetto che il vero grande amore fu questi.
Pessima Bianca.
Dalle due finestre di Piazza San Marco in Fiorenza affacciavi i tuoi occhi, che presto incontrarono quello sguardo liquido e focoso di Francesco (I De’ Medici). Cavalcavi sogni e desideri. Bianca! nella prateria dell’amore senza tempo. Nel lago dell’incontro alchemico che il Cosmo riserva solo alle Anime Bianche.
Pessima Bianca.
Il fuoco del ventre si è acceso. E, l’anima fervente della tua candida e dolce essenza, si è concessa alle dolci e carezzevoli parole dell’amato Granduca in uno straordinario intreccio di scambio d’amore.
Pessima Bianca.
Francesco ti ha amata come si ama lo sgorgare di una fonte dell’eterna giovinezza quale unico balsamo del ragionar di vita. E, tu, lo hai amato e nutrito nello scorrere di quella vita che l’amore concede ai pochi iniziati.
Pessima Bianca.
Hai sofferto la prigionia della clandestinità. Così comune al tempo, come anche ad oggi. Una vita monastica, claustrale, in cui i corpi vivono nella vergogna del manifesto amore. Amore! Perché vergognarsi di tale nobile sentimento! Perché nascondere nell’ombra l’amarsi senza conditio. Perché dover celare tale bellezza di espressione!
Pessima Bianca.
Hai partorito il frutto della passione del tuo amore. Abbracci. Baci. Carezze. Parole d’amore. Rispetto. Attenzioni. Un frutto che verrà rinnegato solo dal potere, per timore di essere usurpato. La tua sofferenza è ancora una volta una prigionia. Un chiostro ove cammini tracciando il solco delle infamie che ricevesti. Ma, nonostante questo, la tua bontà e dedizione alleveranno questa creatura nel segno dell’amore.
Pessima Bianca.
Hai sopportato e supportato la compagna di vita del tuo amante, Giovanna (D’Austria). Consapevole degli equilibri che si creano in queste situazioni. Ad oggi risulta una necessità in favore della relazione di lui. Al tempo era medesimo. E, eri dalla parte giusta, fortunata, solo per essere nelle grazie dell’amore di un Granduca.
Pessima Bianca.
Finalmente hai visto uno spiraglio di luce nel matrimonio secondo, con Francesco. Ma l’opinione del potere ha reso la tua persona nera e perfida. Capace nell’uso dei fiori, ovvero strega! E, buona nella azione di ogni genere di delitto. Narrano di te assassina di Piero, come artefice della morte di Giovanna…
Pessima Bianca.
Quanto hai sofferto. Quanto hai amato. Quanto sei stata amata. Scribi e diaristi hanno ampiamente narrato di Francesco, come altre rappresentanze e personalità dell’epoca. Sia uomini che donne. Ma, di te, cara Bianca poche parole giungono a noi.
La tua eleganza e nobiltà d’anima, mi portano a pensare che il clamore serve a poco. Perché la sincerità dell’anima ha una voce timida e elegante fatta di parole pronunciate sottovoce. Ed è una luce che si irradia verso il Cosmo con un lessico privo di fronzoli e raccomandazioni.
Pessima Bianca, ti chiamo così solo per mettere in mostra quanto le maldicenze, i vituperi, le vessazioni facciano il rumore di una gran cassa scassata e sporca di escrementi, perché chi li utilizza ha solo necessità di lavare la propria coscienza per coprire le peggiori malefatte, i truci pensieri e le efferate azioni.
Pessima Bianca.
Siete morti assieme. Tu e il tuo amore. Francesco e te, la sua amata. A distanza di un giorno. Prima lui. Poi tu. Avvelenati. Forse per mano di Ferdinando I, che proprio lui ti ha appellata come Pessima Bianca. Ma, forse vi ha fatto un favore: ovvero suggellare Eros con Thanatos. Così da entrare nella sfera dell’amore assoluto.
Pessima Bianca. Dicono di non cantare l’amore. Perché il potere ha paura dell’amore.
Pessima Bianca!
Vogliono cantare della guerra, del tradimento e delle violenze.
Pessima Bianca, voglio cantare l’amore con te. Perché gli altri canti sono la dose per i tossici di violenza!
Sei Bianca, come il volo della speranza, come la innocenza della bellezza nel vivere l’emancipazione dell’umanità. Semplicemente Bianca, meravigliosa!
Tu mi apri all’infinito. Talvolta mi adombro con un corpo pesante, un molosso costruito per ottundermi.
Ma tu riesci a disintegrare la massa che tenta di sopprimere la mia essenza. Mi esalti. Esalti il mio essere. Sei la magia della vita che scorre tra te e me.
Testi e regia e scenografia di Barbara Cappello.
26 aprile 2025 – Parco Mediceo di Pratolino